Cos’è La galassia Qwerty.

La galassia Qwerty è uno spazio dove parlo, o meglio: scrivo, di scrittura. Non è uno spazio didattico, è solo uno spazio di riflessione. Cerco di non insegnare nulla e di limitarmi a parlare di quello che mi va, quando mi va e come mi va.

Quando dico, o meglio: scrivo, ‘parlo di quello che mi va’, intendo: ‘parlare di quello che mi va e ruota attorno alla scrittura’.

L’ho chiamato La galassia Qwerty: evoluzione dell’uomo tipografico in contrapposizione a La galassia Gutenberg: nascita dell’uomo tipografico di Marshall McLuhan.

Perché iscriversi.

Per pigrizia.

Se sei così pigrə da non voler entrare tutte le volte su La galassia Qwerty e controllare se ho pubblicato un nuovo articolo, abbonandoti, tutte le volte che avrò pubblicato qualcosa di nuovo, ti arriverà un avviso direttamente sulla tua email. Apri la mail, clicchi e leggi.

Difficilmente, però, potrai commentare quello che scrivo, perché i commenti, al pari dei corsi di scrittura, mi stanno enormemente sulle palle.

Perché abbonarsi.

Per parsimonia.

Forse arriverà il momento in cui metterò a disposizione, a puntate, alcuni libri che ho scritto. Se ti abboni, non devi andarti a comprare il libro in libreria, ma puoi leggerlo qui. Invece di pagare ogni libro, paghi un abbonamento — e leggi più libri.

Ah, se ti abboni puoi anche commentare quello che scrivo.

Ho deciso di mettere a disposizione alcuni miei libri qui perché credo nel permesso d’autore.

Chi sono io.

Mi chiamo Mattia Albani.

Sono nato il 12 febbraio 1986 alle cinque del mattino, con il cordone ombelicale attorno al collo e l’ostetrica che lanciava bestemmie di marmo contro la vagina di mia madre. Questo lo so perché me lo hanno raccontato.

Alla stessa maniera so che l’ospedale era ricoperto di neve e, in una cittadina di mare come quella in cui sono nato, l’evento era così raro e affascinante che tutti rimanevano a bocca aperta e nessuno faceva niente per organizzare, che ne so, la viabilità, per esempio. Per cui, ecco, immagino che i bambini esultassero perché le scuole erano chiuse e avrebbero passato la giornata a distruggersi le mani e la faccia con le palle di neve; gli adulti sorridessero perché, nonostante tutti i disagi, la neve in fondo rende tutto più bello; gli anziani si rincuorassero perché erano riusciti a vedere una nuova nevicata prima di tirare le cuoia; e dal Palazzo tutti sospirassero perché finché c’era la neve i cittadini si sarebbero dimenticati delle buche in strada e compagnia bella.

Perché, in fondo, la neve è così: rende tutto più bello, ovatta il mondo e lo nasconde. Copre le invettive delle ostetriche e allenta i cordoni ombelicali un po’ stronzi che rischiano di strozzarti il primo pianto in gola.

Da lì in poi è stato una lotta continua contro un caratteraccio chiuso e introverso che qualche gene bacato, ereditato chissà da chi, mi aveva impiantato nello stomaco. Sì, perché ogni volta che mi trovavo davanti a qualcuno che non conoscevo, uomo, donna o bambino che fosse, lo stomaco iniziava a contrarsi e ad attorcigliarsi su sé stesso, la gola iniziava a balbettare, le orecchie diventano come le valvole di sfogo di una pentola a pressione e le mie gambe correvano il più veloce possibile lontano da tutti.

Così sono cresciuto cercando di ridurre al minimo i contatti, circondandomi di giocattoli, peluches, cioccolato al latte e fumetti di Topolino: ciottoli di un fortino che avrebbero dovuto tenermi al riparo dal mondo.

Mi sono laureato in Lettere, ho lavorato per sei anni in un McDonald’s della provincia industrializzata abruzzese, ho conseguito un Master di Giornalismo e nel frattempo ho scritto L’apnea dei 22 (Aletti, 2008) e Il verso del coniglio (Schena, 2010) con cui ho vinto il Premio Gentile 2010.

Poi ho iniziato a lavorare nel mondo della comunicazione in una scuola di giornalismo: io che da bambino sognavo di fare lo scrittore, poi il bibliotecario, poi il giornalista, poi il professore, poi il direttore di un McDonald’s, poi di nuovo il professore, adesso mi ritrovavo a occuparmi di qualcosa a cui non avevo mai pensato. L’ho fatto per tre anni, finché non ho deciso che, forse, in quel contesto ci stavo stretto ed era meglio allargare i miei orizzonti altrove. Così sono diventato un freelance e ho iniziato a lavorare al fianco di professionisti e web agency.

Parallelamente ho iniziato a svolgere come docente attività di formazione in copywriting, content marketing e social media strategy per aziende che vogliono iniziare ad affacciarsi al mondo del web.

Nell’ultimo periodo, dopo una decina d’anni di silenzio letterario, ho scritto Scusa, non ti avevo visto (Independently Published, 2019) e ho firmato il progetto editoriale Domani ti scrivo (Mondadori, 2020).


People

Mattia Albani
Un giorno, come Kerouac, «troverò le parole giuste, e saranno semplici».